Salonica: deluso

•October 29, 2009 • Leave a Comment

Passato il confine, e arrivato a Tessalonica, ecco i miei commenti sull’ultima sera a Prilep, il passaggio di confine (a piedi) e l’arrivo in Grecia…

Sono deluso dalle prime ore in Grecia. Forse sarete sorpresi di sentirmi parlare cosi’, ma purtroppo e’ vero…

Oggi e’ stata una fatica enorme… Ma voglio prima raccontarvi di Goze, con cui ho bevuto vodka e rakija ieri sera a Prilep, in una ultima notte ispiratrice in Macedonia. Ho scoperto che Goze e’ stato prete fino all’anno scorso (a Skopje), e si e’ ritirato dall’incarico solo per poter dedicare piu’ tempo allo studio della teologia. Abbiamo parlato (nelle nostre diverse posizioni – religiosa e laica) di Ratzinger, del ruolo della Chiesa nello stato, dei rapporti tra Grecia e Macedonia e, ovviamente, di liquori. Goze e’ uno “psaltis”, ovvero colui che nella liturgia ortodossa canta i salmi e i versi della Bibbia, e mi ha dato alcune registrazioni di musiche liturgiche bizantine da lui composte da portare con me sul Monte Athos nei monasteri che visitero’, con l’incarico di consegnarli ad alcuni monaci che mi ha segnalato e che conosce personalmente. Mi ha anche affidato l’incarico spirituale di accendere per lui alcune candele in un monastero di mia scelta.

Stamattina ho raggiunto Bitola (citta’ fondata da Filippo II) quasi con le lacrime agli occhi, condividendo un taxi abusivo con altre 3 persone (macedoni che vivono in Grecia) ma mi sono consolato con un ultimo giro zaino in spalla nel bel centro storico di Bitola, dove sono riuscito a fotografare il minareto di una moschea e il campanile di una chiesa nello stesso fotogramma. Vale la pena di ricordare che la presenza di albanesi in quest’area di Macedonia e’ ridotta al minimo: la Pelagonia, la regione compresa nel triangolo tra Prilep, Krushevo e Bitola, e’ il cuore pulsante della Macedonia slavo-ortodossa, dove anche la diffusione della conoscenza dell’inglese, che mi aveva meravigliato in altre parti del paese, e’ piuttosto bassa. Non esistendo collegamenti diretti tra Bitola e la Grecia (la citta’ piu’ vicina di la’ dal confine e’ Florina), ho dovuto chiedere un passaggio per raggiungere il confine, circa 15 km dal centro. Non prima di aver visitato le rovine di Heraclea Lincestis (appena fuori Bitola), con una basilica romana del secondo secolo DC, la residenza episcopale, stupendi mosaici, e un teatro forse precedente.

Al confine non ho avuto nessun problema (“Nema Problema”, come dicono in Macedonia, e, piu’ in generale, in tutti i Balcani). L’ho passato a piedi come mi ero ripromesso, e ho anche incontrato la simpatia del poliziotto macedone – a cui ho detto di essere andato a Krushevo (la sua citta’ natale) e al cui entusiasmo ho replicato esclamando: “Makedonija, Super!”. Nei 100 metri che dividono le due frontiere, appena prima della stazione greca, una monumentale statua bronzea di Alessandro Magno e un cartellone con il sole di Vergina e, attorno, la scritta storica: “La Macedonia e’ nata in Grecia” (l’intento nazionalistico e’ evidente). Tuttavia gli agenti erano molto cordiali e non c’e’ stato nessun problema.

Il peggio doveva tuttavia ancora arrivare: dopo il confine ci sono infatti 15 km di strada desolata prima di Florina, e me li sono dovuti fare tutti a piedi sotto un sole rovente allo zenit, e con le poche macchine a cui chiedevo un passaggio che mi ignoravano. Un paio di idioti, pensando evidentemente che io fossi macedone o albanese, mi hanno fatto segno con la mano, “torna a casa”. Bene. Mentre camminavo grondando sudore, ripensavo alla frase dipinta contro un muro a Megisti nel bel film “Mediterraneo”, “La Grecia sara’ la tomba degli Italiani“, e mi tornava alla mente mio nonno Francesco che sopravvisse alla Seconda Guerra Mondiale nella Grecia del Nord (a Ioannina), e ad una successiva deportazione in un campo di prigionia in Germania dopo l’8 Settembre: beh, ce l’avrei senz’altro fatta anche io a sopravvivere a quella camminata in mezzo al nulla.

Infine raggiunta Florina, ho preso il treno per Salonicco, e mi sono rilassato guardando dal finestrino la Macedonia ellenica che, almeno nelle aree piu’ a nord, non mi ha dato l’impressione di essere molto diversa da quella vista finora. Lo scenario cambia, ma solo leggermente, una volta raggiunta l’area attorno a Tessalonica, che ovviamente e’ molto piu’ industrializzata. Salonicco, una citta’ dove non esistono ostelli, mi ha deluso fin da subito, presentando allo stato puro tutte le caratteristiche che mi hanno fatto fuggire da Londra: caos, traffico, cultura di massa delle bevute serali, ma soprattutto, considerazione del visitatore come turista da spennare. 35 euro per una stanza assai simile a quelle di quei Motel a ore sulla highway 66 che vidi negli Stati Uniti francamente mi fanno incazzare. Se penso ai 1000 denari macedoni (circa 12 euro) per sistemazioni umili ma dignitosissime in Macedonia…

Domattina scappero’ al piu’ presto da Salonicco. Vedo se riesco a noleggiare uno scassone per due giorni a prezzo stracciato cosi’ da visitare Pella, Vergina, e la penisola di Halkidiki, cosi’ da prepararmi poi al viaggio sul monte Athos.

Mi devo riacclimatare all’amata Grecia.
e.

Ritorno da Treskavec

•October 28, 2009 • Leave a Comment

Il 3 Luglio sono tornato dall’impervio monastero di Treskavec, nelle montagne dietro Prilep, dopo un hike di due giorni. Ecco qui di seguito i miei commenti sulla straordinaria esperienza.

Sono riuscito a spendere due giorni bellissimi al Monastero di Treskavec, da cui sono appena tornato.

Ieri mattina, dopo una robusta colazione e un ultimo tentativo – vano – di chiedere all’oste se sapesse dove e quale fosse il sentiero migliore, mi sono diretto fuori citta’, passando gli impianti di lavorazione del tobacco (una delle principali risorsi dell’economia macedone), e raggiungendo il cimitero cittadino, posto circa 5/6 km fuori Prilep.

Incamminatomi oltre il cimitero, sono riuscito a imboccare il sentiero giusto, parallelo alla salita sterrata usata da alcuni trattori. Anche se mi ero organizzato lasciando una borsa di roba inutile alla pensione dove avevo dormito, la salita e’ stata davvero faticosa, e non soltanto perche’ minacciava di piovere ed io volevo sbrigarmi a raggiungere il Monastero prima che il sentiero diventasse una pericolosa cascata, ma anche perche’ la salita era molto piu’ ripida di quanto mi fossi aspettato. Ad un bivio, dopo circa un’ora di marcia, ho chiesto indicazioni per il monastero a due contadini che caricavano delle assi su un trattore, e che mi hanno indicato  la strada da seguire: purtroppo non mi sono stati di grande aiuto… Il sentiero da loro indicato si e’ infatti perso in mezzo a un campo roccioso in salita, senza che ci fosse alcun segnale di riferimento…

Dopo circa un’altra ora di salita, e temendo di essermi perso, ho incrociato inaspettatamente un vecchio fuoristrada FIAT che stava andando proprio a Treskavec per portare dei rifornimenti. Nella rimanente mezz’ora di salita a bordo del veicolo ho notato con sollievo che mi era stato offerto un grande aiuto, visto che la pendenza era aumentata ancora di piu’, senza che ci fosse alcuna traccia di indicazioni…

The Monastery of Treskavec.

The Monastery of Treskavec. Photo by Emanuele Scansani

Poi d’improvviso, ecco che si incominciavano a vedere, sempre piu’ vicine, le mura del Monastero, costruito sopra uno zoccolone di roccia appena sotto la vetta del monte Zlatov. Appena arrivato sono stato subito accolto con grande curiosita’ ed interesse da una monaca, Madre Paraskeva, che stava ripartendo per tornare a valle, e che mi ha raccomandato di andare a visitare il suo Monastero sul Lago di Okhrid. Ho poi incontrato Padre Kalist, l’unico monaco di 35 anni – che parla inglese perfettamente – che che vive a Treskavec e che lo dirige con grande entusiasmo e accoglienza. Quasi inscritto in un codice di ospitalita’ tradizionale macedone, o forse in sintonia con le abitudini del monastero, Kalist mi ha immediatamente assegnato una camera per la notte, ancor prima che potessi chiedere se fosse possibile restare la notte (peraltro le mie intenzioni erano evidenti, visto il mio zaino).La parole possono solo difficilmente restituire il senso di bellezza del posto, e lascero’ che siano anche le mie fotografie a parlare. Se avete visto il capolavoro macedone “Prima della Pioggia”, di Milcho Manchevski, la Chiesa che si vede nel film, dove i monaci pregano, e’ esattamente quella del monastero (Sveta Bogorodica). Le vecchie mura, alte ma rinnovate dopo una serie di incendi che hanno rovinato il complesso, racchiudono un cortile in pendenza al cui centro si erge la piccola ma straordinaria chiesa di Sveta Bogorodica (=Madre di Dio). Attorno le balconate di legno con le celle e le camere per i pellegrini.

Dopo essermi rilassato un attimo ho esplorato i dintorni del monastero, facendo alcune foto dall’alto e rischiando di farmi mordere da una vipera. Ho incontrato anche alcuni pellegrini che erano ospiti, in prevalenza giovani, quasi tutti macedoni, anche se un paio erano serbi (tutti seminaristi o studenti/studiosi di teologia). Mi sono dunque aggregato a loro e a Kalist per una visita storica della Chiesa. Kalist mi ha chiesto di portare pazienza con la lingua perche’, anche se avrebbe parlato in macedone, dopo avrebbe provveduto a portarmi in giro raccontami la storia del monastero in inglese. Tuttavia durante la visita ho conosciuto un po’ gli altri, e tra i pochi che parlavano inglese c’erano Goze, professore di teologia a Skopje (un paio dei ragazzi presenti a Treskavec erano suoi studenti) e oggi editore di pubblicazioni sulla storia e la teologia della Chiesa Macedone, e Branko, uno studente di teologia di 20 anni.

The Church of Sveti Bogorodica. Photo of Emanuele Scansani.

The Church of Sveti Bogorodica. Photo of Emanuele Scansani

La Chiesa (del XIII secolo, ma costruita su una basilica precedente) e’ bellissima anche se e’ in condizioni terribili: la navata principale ha crepe enormi, parti del pavimento sono sconnesse, e molti degli innumerevoli affreschi che ricoprono completamente l’interno della Chiesa sono rovinati o stanno saltando via (in diversi momenti storici i monaci hanno tentato di riaffrescare per riportare in vita il colore). Pensate che nel 2006 il World Heritage Fund ha inserito Treskavec nella lista dei piu’ bei 100 siti storico-religiosi a rischio di distruzione. Siccome la Chiesa (Sv. Bogorodica) e’ dedicata alla Madonna, sono innumerevoli gli affreschi che la ritraggono mentre tiene Gesu’ Cristo in braccio. Affreschi di una bellezza incredibile, sia sulle pareti che sulle volte, e in grado di accompagnarti per lunghe ore nella riflessione piu’ profonda. Sono tornato anche in seguito nella Chiesa, da solo, appunto per soffermarmi meglio sugli affreschi. Esternamente la Chiesa e’ in stile bizantino con elementi tipici delle Chiese armene (con mattoncini rossastri messi di traverso uno di fianco all’altro) e, pare da una acuta osservazione di Goce, forse affrescata anche esternamente.

Il monastero ai tempi d’oro ospitava una cifra compresa tra 300 e 700 monaci. Nel XVI secolo avvenne un eccidio di monaci da parte dei turchi che segna anche oggi la memoria storica del Monastero, con i suoi riti e le sue leggende. (NB: la storia che segue non la troverete neppure sulla sola guida che esiste per la Macedonia) La moglie dell’allora Sultano ottomano, Mara, una bellissima donna macedone, era talmente bella che le venne concesso dal marito di mantenere la sua fede ortodossa. Durante un suo viaggio in Macedonia, per visitare la sua terra natia dopo molti anni, si reco’ al monastero con il suo esercito di scorta, e chiese all’Abate (Egumenos – in macedone e, suppongo, greco) di darle la comunione. Quando l’abate rifiuto’, lei chiese al suo esercito di sterminare tutti i monaci tranne l’Abate, che dovette assistere in piedi al loro martirio. Da allora, per circa trecento anni, il monastero e’ stato disabitato e la triste vicenda provoco’ lo spopolamento dell’intera area attorno alla montagna, e che venne ribattezzata Mariovo.

A detail of the gate of the Monastery, with the entrance of the Church visible inside. Photo of Emanuele Scansani

A detail of the gate of the Monastery, with the entrance of the Church visible inside.

Dopo la visita della Chiesa sono stato invitato a pranzare con il gruppo, e se vi dicessi che sembrava l’ultima cena rischierei di passare per blasfemo. Una signora che era li’ da un paio di settimane aveva infatti preparato una tavola imbandita di cibi tipici macedoni cucinati con passione per tutti. Prima di pranzo Kalist ci aveva anche mostrato la sua ricca cantina e aveva preso una bottiglia di vino e una di rakija. Trovo meravigliosa la passione di molti monaci e sacerdoti per il vino e i pasti in comunione – anche fuori dal momento prettamente liturgico. Alcune delle pietanze sulla tavola erano lontane da me, e non mi sono attentato molto ad alzarmi per raggiungerle per timore di sembrare avido. Ho comunque assaggiato alcuni saporitissimi peperoni verdi macedoni, grigliati e poi messi sotto’olio e spezie e che si mangiano frequentemente freddi (di solito pero’ si tende a usare quelli rossi), e alcuni tranci di pesce fritto, oltre a due salse a base di aglio che formavano l’accompagnamento ideale per il pesce (anche se il sapore era immancabilmente forte).

Dopo pranzo (che sarebbe meglio chiamare cena visto che e’ finito alle 5), svoltosi in un clima rilassato e non liturgico (al Monte Athos sara’ sicuramente diverso), mi sono fermato a finire la bottiglia di vino con Goze, con cui ho avuto modo di parlare a fondo di problemi storici, teologici e politici, facendo anche una camminata sui pendii dietro al monastero, sovrastati da una possente struttura rocciosa che sembra un leone seduto, e che si affacciano cosi’ prepotentemente sulla piana desolata di Mariovo. Non essendoci in programma funzioni, dopo la chiacchierata con Goze, ho speso la serata sulla terrazza a parlare con Branko e un altro ragazzino di 14 anni che studia in seminario per diventare prete (mai vista una cosa simile). Branko era molto interessato al mio viaggio e alla mia curiosita’ per la Macedonia, e oggi, quando sono ripartito, si e’ offerto di spiegarmi alcuni dubbi che mi erano rimasti sulla storia della Chiesa , e prima che io partissi con il mio pesante zaino, si e’ persino offerto, in un gesto di devozione orientaleggiante di altri tempi, di andare a riempirmi la bottiglia d’acqua. Grande Branko.

The Monastery from a rock above, enfolded by clouds and dominated by a lion-resembling peak. Photo of Emanuele Scansani

The Monastery from a rock above, enfolded by clouds and dominated by a lion-resembling peak. Photo of Emanuele Scansani

La notte e’ stata tranquilla e il sonno ristoratore, e la discesa – con un bel sole caldo e un cielo azzurro chiaro – naturalmente meno faticosa. Bellissimo lo spettacolo delle pianure attorno a Prilep e ai piedi della montagna. Mi sono fermato a pranzare su una roccia facendomi un autoscatto, e ho anche incontrato una tartaruga che attraversava la strada, e con cui ho giocato per circa 10 minuti.

Vista la stanchezza della discesa, e la tristezza di lasciare questo paese bellissimo e dimenticato dal mondo “sviluppato”, ho deciso di posticipare a domani il raggiungimento del confine con la Grecia. Spero di riuscire a raggiungere Salun (nome usato dai Macedoni per indicare Salonicco) nel tardo pomeriggio di domani. Tra l’altro, per stasera ho in programma una bevuta con Goze, che e’ sceso dal monastero stamattina.

Credo sempre piu’ che la Macedonia debba chiamarsi con un nome diverso dal ridicolo “FYROM” (Former Yugoslavian Republic of Macedonia – nome preteso tuttora dalla Grecia nonostante molti paesi, inclusi gli Stati Uniti, riconosco la Macedonia come “Repubblica di Macedonia”), anche se e’ lecito da parte di Atene esigere l’adozione di un aggettivo che qualifichi il nome “Macedonia” (es. “Macedonia del Nord”).

Comunque penso sia una disputa sfruttata da politici populisti (tanto greci quanto macedoni) per cercare consenso elettorale su tematiche identitarie. Chi conosce la storia dei Balcani sa’ pero’ che stuzzicare i nazionalismi puo’ essere molto pericoloso in questa regione. Io per ora non ho ancora trovato nessuno che dimostrasse odio o risentimento verso i greci (a parte Stojan, veterano del VMRO e il cui risentimento era indirizzato comunque verso la pulizia etnica effettuata da Metaxas negli anni ’40). La polemica tra Grecia e Macedonia e’, credo, inutile.

A presto,

e.

Sotto l’incessante pioggia…

•October 23, 2009 • Leave a Comment

Dopo aver lasciato Okhrid, e aver attraversato Bitola e Krushevo, sono arrivato a Prilep. Ecco le mie note in data 1 Luglio.

Prilep, 19.30

Tutto bene.

An image of the general insurrection, painted against the wall of a building, in Prilep.

An image of the general insurrection, painted against the wall of a building, in Prilep.

Sono molto stanco, e anche un po’ raffreddato, viste tutte le sudate che  quasi quotidianamente mi faccio. Oggi ho macinato 6 ore di bus in montagna, da Okhrid a Bitola prima, da Bitola a Krushevo poi, e infine da Krushevo a Prilep, dove ho camminato per mezz’ora a piedi mentre diluviava, cercando una pensione indicata sulla mia cartina ma che sembrava introvabile (in Macedonia le strade si trasformano in fiumi quando piove forte, tanto l’impianto di drenaggio e’ tenuto male…). Ho deciso allora di cercare riparo dalla pioggia torrenziale sotto il portico d’ingresso di una scuola superiore, incuriosendo un’insegnante e la direttrice che, entrambe molto gentili, hanno discusso tra di loro in macedone per 15 minuti su dove potesse trovarsi questa fantomatica pensione (senza tradurmi niente), per poi chiamare, alla fine e a mia insaputa, un taxi su cui l’insegnante e’ salita con me, mi ha accompagnato fino in pensione, e si e’ persino rifiutata di farmi pagare! Se questa non e’ ospitalita’… Anche l’altro giorno, ad Okhrid, ho chiesto informazioni in una libreria sull’esatta posizione del Monastero di Treskavec, e la commessa, che parlava inglese, ha discusso per 10 minuti sul mio problema con un’altra cliente, cercando di darmi una risposta attendibile – per poi telefonare, addirittura, a due suoi amici studiosi di teologia nella speranza di darmi una risposta! La gentilezza macedone mi ha folgorato.A Okhrid sono diventato amico di Stojan, che mi ha ospitato per due notti  (anche li il maltempo non ha dato tregua, cosi’ come anche a Tetovo e Skopje in precedenza) e mi ha naturalmente invitato a tornare e a rimanere in citta’ piu’ a lungo, suo ospite. Nei Balcani l’amicizia e’ presa davvero sul serio. Ieri sera Stojan e’ riuscito a farmi mangiare la carpa in un posto di sua conoscenza, nonostante una legge nazionale che ne vieti la pesca e il consumo. Si tratta di una vera prelibatezza, e d’altra parte Stojan se ne intende, visto che la sua famiglia fece fortuna con la pesca. Mi ha raccontato di come alcuni ristoratori la peschino illegalmente di notte, con barchine piccole e spesso a remi, anche se pare che la polizia pattugli il lago con qualche motovedetta. I deliziosi tranci di una carpa gigante, fritti e serviti con verdure lessate, erano davvero economici (circa 11 euro a testa, tutto incluso), e questo sorprende davvero, vista la difficolta’ di reperirla. Mi chiedo se ci sia un traffico di carpe dal settore albanese del lago, e le vaghe risposte di Stojan paiono poterlo confermare…

Monument to Nikola Karaev, father of the Krushevo Republic.

Monument to Nikola Karaev, father of the Krushevo Republic.

L’unica cosa che al momento piu’ complica i miei piani e rovina il mio viaggio e’ il maltempo, che purtroppo e’ previsto per tutta la settimana e che rischia di rovinare la mia avventura di domani (hike di 10 km per raggiungere il remoto Monastero di Treskavec). Cerchero’ di partire presto e di andare avanti finche’ il tempo lo permettera’. La salita sara’ impegnativa, poiche’ non ci sono sentieri chiaramente indicati, su un’area abbastanza estesa, e perche’ in circolazione pare non esserci alcuna mappa della zona…

Oggi sono passato da Krushevo, una tappa veloce ma interessante (anche se piccola) per la sua storia. Oltre ad essere il paese “piu’ in alto in tutti i Balcani”, storicamente e’ da qui che parti’ l’insurrezione generale contro i Turchi (Ilinden) nell’Agosto del 1903, guidata da Nikola Karayev, nativo del posto ed eroe nazionale. I macedoni riuscirono a instaurare una repubblica (Repubblica di Krushevo) che duro’ purtroppo solo 10 giorni (dopo i quali la regione fu ricatturata dai Turchi che, come spesso accade in questi casi, sterminarono tutti i leader dell’insurrezione, oltre che sfortunati civili in lunghe rappresaglie), anche se l’esperienza dell’Ilinden, e della Repubblica di Krushevo, rimangono tutt’oggi nell’immaginario collettivo come elemento fondante l’identita’ nazionale.

Ora vado perche’ sono stanco…

Dimenticavo, secondo calcoli fatti – e tabelle di marcia serrata in stile Sierra Maestra 1956-1958 – dopo la discesa e il ritorno a Prilep (domani vorrei infatti restare a dormire al Monastero), dovrei prendere autobus per Bitola, e poi taxi o autostop per il confine. Una volta in Grecia, raggiungere Florina, a piedi o in autostop, e da li’ prendere finalmente il treno per Salonicco (non esistono infatti treni da Bitola a Salonicco). In caso qualcosa non quadri restero’ a dormire a Florina o a Bitola… ma e’ certo che se ce la facessi, arriverei a Salonicco stanchissimo!

A presto,

e.

Okhrid

•October 22, 2009 • Leave a Comment

Lasciata Tetovo e attraversata Struga, ecco i miei commenti dalla citta’ di Okhrid, sul lago omonimo, in data 30 Giugno.

Zdravo,

Lake from Struga

Lake from Struga

in questo momento sono ad Okhrid, citta’ sul bellissimo ed omonimo lago. Sono arrivato dopo una veloce visita a Struga (una sorta di “Riccione macedone”, piena di turisti macedoni e bulgari), che non ha davvero nulla di significativo a parte una notevole Chiesa ortodossa. Okhrid e’ di tutt’altro livello, e mostra il suo lato migliore nella citta’ vecchia, con un labirinto di viuzze e stradine che si snodano su una collina a picco sul lago, e protetta dalle grosse mura di protezione costruite dagli ottomani. Dall’altra parte della citta’ ci sono alcune moschee, a sottolineare la presenza albanese anche cosi’ a Sud. D’altronde sono relativamente vicino al confine albanese (penso 45 minuti di macchina).

A view of the Lake of Okhrid.

A view of the Lake of Okhrid.

Il lago e’ molto grande, con la sponda occidentale che e’ parte del territorio albanese, e difficile da raggiungere. Sulla sponda macedone ci sono diverse foreste e una straordinaria Chiesa degna di nota, e raggiungibile via acqua (Sveti Naum). Poco lontano da Okhrid c’e’ anche una meravigliosa villa bianca che era una volta la residenza estiva di Tito, ed e’ ora residenza del nuovo Presidente macedone George Ivanov (e prima di lui, Branko Crvenkovski).Mentre ero seduto in una panchina del centro, ho conosciuto Alex, editore serbo del National Geographic (edizione di Serbia e Montenegro), ed abbiamo chiacchierato per circa mezz’ora di storia e Cristianesimo Ortodosso e Cattolico, mentre aspettava la moglie e la figlia.

Ho conosciuto anche un personaggio folkloristico di Okhrid, Stojan, guida turistica locale di Okhrid per bulgari, russi e serbi. La famiglia di Stojan era una volta una delle piu’ ricche di Okhrid, grazie a una concessione in esclusiva per lo sfruttamento della pesca nel settore nord del lago (le carpe di Okhrid sono le piu’ grandi al mondo e, pare, le piu’ deliziose), ottenuta dalle autorita’ ottomane. Purtroppo con il progressivo declino dell’impero Ottomano e’ cominciata anche la caduta in disgrazia della sua famiglia, prima con la liberalizzazione delle licenze per la pesca, poi con la Seconda Guerra mondiale e infine con la costruzione della Jugoslavia comunista. Oggi la famiglia e’ completamente decaduta, ma Stojan e i suoi fratelli possiedono ancora alcune case caratteristiche in giro per la citta’. Vista la ricchezza particolare della sua famiglia durante l’espansione urbana della citta’ in epoca ottomana, alla sua famiglia appartengono alcune case costruite sul lago, vecchie e bisognose di intervento, ma affacciate sulle acque del lago nella citta’ vecchia.

The Church of Sveti Sofia, in the old town of Okhrid.

The Church of Sveti Sofia, in the old town of Okhrid.

Stojan e’ un personaggio singolare. Sicuramente onesto, ma come molti balcanici vede complotti ovunque (da lui ho sentito il complotto di fanta-politica piu’ assurdo che abbia mai sentito, e che spiegherebbe la crisi economica mondiale con un’operazione russa di aspirazione del petrolio americano in Alaska con pompe sotterranee!), e come molti macedoni slavo-ortodossi attribuisce agli albanesi la causa dei principali problemi del paese. Mi racconta del suo partito politico (nota per il futuro: mai mettersi a parlare di politica con un balcanico senza essere disposti ad entrare in discussioni dalla durata biblica), il VMRO (leggi “vem-ro”), partito di centro-destra nazionalisteggiante (il nome si potrebbe tradurre cosi’: “Partito dell’Unita’ Nazionale Macedone”), diretto erede dell’IMRO, organizzazione terroristica (secondo Greci e Serbi) o criminale (secondo i Bulgari) ma per i macedoni movimento di liberazione nazionale, attivo tra la fine del XIX e inizio del XX secolo. Il giovane governo greco, ricordo dalle mie letture alla LSE, considerava l’IMRO come una setta segreta sostenuta dalla Bulgaria per ottenere Salonicco, citta’ in cui l’IMRO era veramente forte.

E’ difficile, anzi impossibile, prendere posizione rispetto ai nazionalismi balcanici senza finire con l’offendere qualcuno… e’ ancora presto per dire la mia sulla “questione macedone“. Forse lo faro’, forse no. Molti di questi dibattiti si risolvono infatti spesso in infiniti (e inutili) litigi storici sfruttati da accademici e da politici populisti, rovinando i rapporti tra paesi.

Grecia e Bulgaria negherebbero l’esistenza di minoranze macedoni sul proprio territorio, negando uno status legalmente riconosciuto alla loro identita’ etno-nazionale. Stojan mi ricorda come durante la dittatura di Ioannis Metaxas in Grecia, migliaia di famiglie macedoni furono scacciate dalla Grecia del Nord, con conseguenti perdite di proprieta’ che seguono, come di consueto, questi atti di pulizia etnica. In epoca molto piu’ antica, invece, forse si puo’ ricordare come i greci considerassero spesso i macedoni con sufficienza, alla stregua pastori e ignoranti. Incivili, insomma, rispetto all’eleganza formale dell’educazione e delle arti ateniesi, e all’ordine politico proto-democratico delle citta’-stato (che evidentemente contrastavano con l’assetto politico dei regni macedoni, molto piu’ simili a dittature militari). C’era in questo una parte di vero. Ma ben prima dell’apogeo alessandrino, con la diffusione della cultura ellenica in giro per il Mondo, un grande ruolo nel piegare molti dei pregiudizi greci verso i macedoni lo ebbe Filippo II (fondatore di Bitola, dove saro’ tra due giorni), riformatore del Regno macedone e anticipatore dell’invasione della Persia.

The marvellous Church of Sveti Jovan.

The marvellous Church of Sveti Jovan.

D’altro canto trovo ridicolo che i politici macedoni si aggrappino a un nazionalismo populista vetusto lanciando proposte come quella di costruire un monumento ad Alessandro Magno nella piazza principale di Skopje (o Shqupi, in albanese). Sono in vendita ovunque t-shirts di Alessandro Magno e bandiere macedoni. Alessandro Magno era di discendenza macedone, ma di cultura greca. Tuttavia non e’ per essere nato a Pella (nell’odierna Grecia) che la Grecia puo’ rivendicarne la “grecita’ “, quasi fosse un fatto identitario esistenziale per i greci. Alessandro Magno (Megas Alexandros, in greco, versus Veliki Aleksandar, in serbo/macedone) e’ greco in quanto educato secondo i canoni greci, e in quanto “ellenizzatore” del mondo (e non certo “macedonizzatore”), diffondendo i pilastri della cultura classica fin nel cuore piu’ remoto dell’Asia – e questo e’ patrimonio di tutta la cultura occidentale, e forse non solo. Insomma, un patrimonio storico che dovrebbe unire anziche’ dividere. E’ un dibattito politico sterile.

Ora pero’ e’ tempo di visitare Okhrid.

Domani forse partiro’ per Prilep, dove penso di farmi un hike di 10 km fino al remoto Monastero di Treskavec, gestito da un solo monaco – Padre Kalist. Il Monastero e’ quello in cui e’ girata la prima parte del capolavoro macedone “Prima della Pioggia” (di Milkho Manchevski). Il film pero’ e’ girato in diverse localita’, e la Chiesa che si vede nell’apertura del film, sul lago azzurro, e’ invece qui ad Okhrid (Sveti Jovan, stupenda). Cerchero’ di procurarmi una mappa della zona di Prilep, ma il sentiero che intendo fare e’ il piu’ semplice. Direi che la Macedonia merita davvero di esser vista a fondo, e visto che Padre Kalist parla inglese perfettamente, puo’ essere un’esperienza interessante.

In seguito dovrei andare a Bitola, dove conto di passare – a piedi – il confine con la Grecia: li’, immancabilmente, si trovano due monumenti ad Alessandro Magno su entrambi i lati del confine.

Ciao (come dicono anche qui),

e.

Diventare cittadini del mondo…

•October 22, 2009 • Leave a Comment

In data 29 Giugno scrissi questo breve messaggio, molto impulsivo, ma in grado di parlare per se stesso.

Credo che i popoli del mondo debbano mescolarsi e vivere insieme, senza scambi di popolazione o pulizia etnica (sia essa quella violenta serba, o croata, o quella neo-fascista in salsa italiana fatta di xenofobia, roghi dei campi rom e ronde di camicie nere). “Rendere omogenea una nazione” e’ stato il concetto piu’ aberrante degli ultimi due secoli. E se ne son viste le conseguenze.

L’Italia che si chiude e precipita nel baratro del razzismo piu’ bieco mi fa non solo pena, ma non sa offrire al contempo alcun modello di sviluppo umano al passo con i tempi. Come capire il futuro, e accettarne i cambiamenti, se ci si chiude nel passato?

Mi trovo molto meglio nei Balcani dove per secoli, nonostante ci siano state violente guerre (sulle cui cause pero’ andrebbero discusse le implicazioni di grandi paesi esterni, occidentali e non), etnie, religioni, lingue e culture diverse si sono mescolate e hanno saputo convivere.

Sapete perche’ l’insalata di frutta viene chiamata “macedonia”?

Io ho scoperto perche’.

Per poter costruire un mondo di cittadini bisogna divenire prima cittadini del mondo.

e.

Republika e Shqipërisë ?

•October 22, 2009 • Leave a Comment

Ho lasciato Skopje con un autbus decrepito diretto verso Tetovo, la “capitale” della minoranza albanese. Tuttavia prima di lasciare l’autostazione ho dovuto evitare a fatica le offerte di taxisti abusivi che volevano offrirmi un passaggio fino a Pristina, in Kosovo, o a Tetovo, ammettendo di avermi scambiato per Albanese. Mi era gia’ successo in Italia… di essere scambiato per Albanese da un immigrato senegalese, ma vista la situazione dell’Italia e degli Italiani negli ultimi anni questo e’ per me un complimento…

Non aggiungo nulla, e vi riporto il testo integrale di un’email che  mandai da Tetovo in data 28 Giugno 2009.

17.35 Tetovo, 15 km dal Kosovo.

In questo momento mi trovo in un internet point con vecchi Ibm anni ’80, e vicino a me c’e’ un poliziotto in divisa che gioca al videopoker.

An Albanian flag in the main square of Tetovo.

An Albanian flag in the main square of Tetovo.

Anda, un signore gentilissimo che lavora in una Qebapceri qui vicino mi ha portato a piedi fino all’internet point, lasciando il negozio al figlio di 8 anni che ramazzava il pavimento mentre noi parlavamo di Integrazione europea, NATO e rapporti tra governo macedone e albanesi.

Tetovo e’ la capitale della larga minoranza albanese della Repubblica di Macedonia (circa il 26% della popolazione, senza contare le minoranze turche), dove nel 2000 il sindaco era stato arrestato per aver issato una bandiera albanese sul tetto del municipio (dalla stanza del mio albergo vedo comunque sventolare ancora una grande bandiera albanese da un tetto di un edificio che mi sembra pubblico…), e nel 2001 era stata sede della violenta battaglia di Tetovo, quando gruppi paramilitari albanesi (sostenuti dall’Esercito Kosovaro di Liberazione Nazionale) lanciarono una guerriglia urbano-rurale contro l’esercito nazionale e le forze di polizia macedoni.
L’intervento della NATO era stato tempestivo per moderare la situazione (usando forse una politica del bastone e della carota con gli albanesi, dopo l’aiuto enorme dato loro contro la Serbia) . Il successivo “Orkhid Agreement” sponsorizzato dalle Nazioni Unite ha creato un equilibrio che ha permesso alla Macedonia di incamminarsi piu’ o meno stabilmente sul sentiero dell’integrazione nella NATO e nell’Unione Europea. Mentre a Skopje le bandiere della UE erano regolarmente gia’ esposte fuori dagli edifici pubblici, a Tetovo ci sono bandiere albanesi dappertutto. Sono anche incappato in un corteo matrimoniale di macchine che sventolavano bandiere albanesi e kosovare (la bandiera del Kosovo e’ gialla blu e ricorda molto la bandiera europea).
One of the buildings of the Arabati Baba teke.

One of the buildings of the Arabati Baba teke.

Sono fortemente tentato dal rimanere qui a Totovo piu’ a lungo, ma veramente non ho molto spazio di manovra; se avessi piu’ giorni a disposizione sicuramente andrei anche a Pristina, in Kosovo, dove ho scoperto che c’e’ un ostello solo, gestito da un professore universitario. Domattina in taxi mi faccio cerchero’ di farmi portare sulla collina che e’ sopra Tetovo e che venne usata dalle milizie albanesi per bombardare le truppe governative appostate attorno alla citta’. Tra le montagne attorno a Tetovo, c’e’ anche una vecchia fortezza ottomana che aveva un sofisticatissimo sistema di tunnel per permettere alla guarnigione di rompere l’eventuale assedio e accerchiare a loro volta gli assedianti (i tunnel portavano infatti lontano dalla fortezza).

A meeting hall within the Arabati Baba teke

A meeting hall within the Arabati Baba teke

Oggi ho visitato diverse moschee e l’Arabati Baba, un monastero derviscio (chiamato teke) – che e’ stato usato per secoli da una comunita’ Sufi (la setta Bektashi), fino a quando il monastero chiuse i battenti come conseguenza della vittoria slavo-ortodossa durante la guerra balcanica del 1912. Ma durante gli anni ’40, dopo la guerra, il monastero pote’ riaprire e la comunita’ Sufi locale riprese lentamente le attivita’ spirituali. Tuttavia, l’autorita’ spirituale musulmana ufficiale (punto di riferimento per i musulmani, albanesi e turchi) controlla attualmente (e illegalmente!) la moschea della teke, impedendo alla setta Bektashi di ritornare in possesso dell’Arabati Baba.

Qui in Albania, cioe’ volevo dire in Macedonia, trovo piu’ congeniale parlare in Italiano, visto che molti albanesi che incontro hanno lavorato anche per pochi anni in Italia. Ma a Skopje mi era anche capitato di parlare in francese.

Stanotte decidero’ se andare dritto a Okhrid o fare una sosta intermedia qui nella zona albanese.

L’identita’ albanese e’ sicuramente una grossa realta’ con cui l’Europa dovra’ fare i conti, e da cui dipendera’ la stabilita’ futura dei Balcani.

Per quel che mi riguarda sia che si parli di Albania o Macedonia, ne sostengo fortemente l’accesso nelle istituzioni europee.

A presto,

e.

Skopje

•October 22, 2009 • Leave a Comment

Il giorno 26 Giugno 2009 sono atterrato all’aereoporto “Alexander the Great” (non fatevi ingannare dalla potenza storica del nome: l’aereoporto e’ composto soltanto da una stretta lingua di terra asfaltata, con un hangar sul lato Ovest) dopo un volo Londra-Budapest e Budapest-Skopje.

The main square in Skopje, with a detail of the national flag and of the cross on the top of the hill.

The main square in Skopje, with a detail of the national flag and of the cross on the top of the hill.

Un taxista simpaticissimo mi ha dato un passaggio verso un ostello di sua conoscenza, preparandomi a quello che sara’ uno standard della Macedonia: taxi ovunque. Nuovi e puliti, oppure sporchi e scassati, legali o illegali che siano, i taxi sembrano essere la fonte di sostentamento principale per larga parte della popolazione in una delle repubbliche piu’ povere dell’ex-Jugoslavia (la piu’ povera dopo la Bosnia, e con l’eccezione del caso del Kosovo).

Fin dai primi passi nel centro della citta’ si possono vedere subito i suoi limiti: devastata da un terremoto nel 1963 e ricostruita nel motono stile socialisteggiante che si predilegeva all’epoca, Skopje dimostra le sue qualita’ solo dopo aver superato un intricato intreccio di vialoni a doppia corsia separati al centro da aiuole o, molto piu’ spesso, marciapiedi, e incroci enormi con file di macchine allineate.

Numerose chiese ortodosse sono state costruite nel centro cittadino in edifici nuovi e spesso futuristici , con stili che lasciano interdetti coloro che si aspetterebbero di vedere rispettata la tradizione artistica secolare dell’Ortodossia slava.

One of the small street of the Čaršija, the Muslim neighborhood.

One of the small streets of the Čaršija, the Muslim neighborhood.

Eppure alcuni viali sono davvero piacevoli, soprattutto quando si intravedono, una volta raggiunte le acque del Vardar e passata l’enorme piazza principale, le cupole dei bagni turchi che segnano l’inizio del quartiere musulmano (Čaršija), ovvero la parte piu’ interessante della citta’, se non altro per il suo calore, accoglienza e irrazionalita’ architettonica – che contrasta fortemente con le geometrie ampie e squadrate che definiscono la maggioranza dei toni di Skopje.

E’ nel quartiere musulmano – divorando succulenti qebapci e rinfrescandosi con una Skopsko gelata, a fianco di un tavolo con alcuni soldati cechi della missione NATO – che diventa evidente la natura multietnica del paese: abitata in prevalenza da una maggioranza “slavo”-ortodossa (le virgolette sono dovute allo status incerto di un’etnia propria “macedone”, contestata da molti), che compone il 65% della popolazione, la Macedonia ospita anche un 25% Albanese, che abita la parte Nord-Ovest del paese, al confine tra Albania e Kosovo.

La faccenda non e’ da poco, nel 2001 una guerra in stile bosniaco tra le autorita’ governative e separatisti albanesi (ispirati dal nuovo clima che si respirava in Kosovo dopo il ritiro serbo) fu evitata di pochissimo, e al prezzo di alcune battaglie significative, soltanto con l’intervento provvidenziale della NATO e con la successiva promozione internazionale dell’Okhrid Agreement (un accordo istituzionale di power-sharing tra macedoni e albanesi che dura tuttora)…

Prologue…

•September 20, 2009 • Leave a Comment

Benvenuti sul mio blog.

Dopo quasi quattro mesi ho deciso di pubblicare i diari di un viaggio on the road che ho fatto, in solitaria, tra Giugno e Luglio 2009 in Macedonia (FYROM), Grecia Settentrionale (Macedonia), Turchia Occidentale.

Mappa del viaggio

Mappa del viaggio

Il viaggio e’ durato quasi un mese e, partendo dall’ex-capitale socialista dei Balcani del Sud, Skopje,  mi ha portato a visitare citta’ separatiste albanesi, monasteri ortodossi isolati sulle montagne dell’altipiano di Mariovo, i luoghi di sepoltura dei Re Macedoni, la citta’ che diede i natali ad Alessandro Magno, passando per Thessalonika (sul cui nome c’e’ una battaglia storica di intensita’ quasi pari a quella sul nome dello stato internazionalmente chiamato “FYROM”), raggiungendo l’isolata e impervia culla spirituale dell’Ortodossia Cristiana che e’ il Monte Athos, e finendo infine, dopo parecchi km (molti dei quali fatti a piedi), nella “lontana” ed esotica Istanbul.

Gli articoli (alcuni brevissimi, altri lunghi, altri addirittura prolissi) furono originariamente scritti sotto forma di e-mail mandate a famigliari e amici rimasti in Italia, e le pubblichero’ nel blog precisando data, ora e luogo in cui sono state scritte. A loro volta, le e-mail si basavano su appunti presi durante il viaggio, e su riflessioni fatte, a caldo e a freddo, spesso dietro un buon sigaro e un bicchiere di rakia, ouzo o una tazza’ di caffe’. Visti i modi precari del viaggiare, a volte non mi e’ stato possibile raccogliere appunti sufficienti, e un articolo specifico manchera’ dalla cronaca del viaggio: per questo motivo cerchero’ di integrare i tasselli mancanti dell’impresa con alcuni commenti e riflessioni.

Chiarisco fin da subito che, per rispetto alle meravigliose persone incontrate in Macedonia, non usero’ il ridicolo termine “FYROM”, bensi’ Repubblica di Macedonia, o semplicemente Macedonia, senza alcun intento politico. Mi dissocio dunque da ogni presa di posizione nazionalista, da una parte o dall’altra, nella contesa sul nome dell’ex-repubblica jugoslava, a mio avviso esageratamente sfruttata a fini elettorali per oltre dieci anni, compromettendo i rapporti tra i due paesi. Il mio amore ancestrale e indissolubile per la Grecia, nonche’ la mia volonta’ di mettermi in discussione e viaggiare in Macedonia, valgono piu’ di mille spiegazioni.

Ho caricato su un sito internet molte delle foto che ho scattato durante il mio viaggio, e spero che vi stimoleranno le emozioni che stimolarono a me quando le feci: http://picasaweb.google.com/hypomnemata81

Voglio infine ringraziare tutte le persone incontrata nel mio viaggio, anche se purtroppo, non parlando  Italiano, non potranno leggere il blog che anche loro, attraverso i nostri incontri, hanno reso possibile.

e.

 
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